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Roberta Ragusa, ha 45 anni scomparsa da sei giorni


FIUMICINO (ROMA) 20 gennaio 2012 Il suo nome è Roberta Ragusa, ha 45 anni, altra un metro e 75 centimetri, capelli castani e occhi azzurri; l'ultima volta aveva indosso un pigiama rosa e ciabatte. È questo l'identikit di una donna scomparsa misteriosamente da 6 giorni di cui sono comparse, all'aeroporto di Fiumicino, numerose locandine, affisse in particolare nell'area Arrivi dello scalo. Sulla locandina, oltre alla foto e ai dati della donna, compare anche la seguente dicitura: «Il giorno 14/01 è scomparsa Roberta Ragusa, si ipotizza improvvisa perdita di memoria. Chiunque l'avvistasse è pregato di contattare immediatamente le forze dell'ordine». Infine un numero di telefono mobile da contattare: +39 329.44.05.947.
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Laura Baglioni è scomparsa da reparto Spdc del S.Eugenio il 12 dicembre:sospeso il primario del reparto di psichiatria


ROMA - «Ho sospeso il primario del reparto di psichiatria dopo aver chiesto un’indagine interna in merito alla scomparsa della ragazza, che si è allontanata dal reparto e non avrebbe dovuto assolutamente farlo». È irremovibile Antonio Paone, il direttore generale dell’ospedale Sant’Eugenio, dove 9 giorni fa è scomparsa Laura Baglioni, una ragazza di 32 anni con problemi psichici che vi era ricoverata.
«Su questa vicenda - ha sottolineato Paone - ho avuto anche un confronto con la presidente Polverini, che segue il caso con attenzione. Ho sospeso il primario dalle sue funzioni, non dal servizio, e ora si cercherà di accertare eventuali responsabilità, anche nel suo interesse». Sulla scomparsa della giovane indaga la polizia.
Laura Baglioni è scomparsa da reparto Spdc del S.Eugenio il 12 dicembre alle ore 12 circa. La ragazza, al momento della scomparsa indossava maglia a manica lunga a fiori rosa, fuseaux marroni, scarpe da ginnastica nike bianche e blu con piccoli lacci celesti, orologio colorato di plastica swatch. Non ha documenti, nè denaro, nè cellulare. I genitori, che hanno fatto appello anche a Chi l’ha visto invitano chiunque avesse notizie della somparsa a contattare il numero 328/0507919.
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Ylenia Carrisi, l’Interpol: “Avremmo voluto arrestare Masakela ma gli Usa non vollero”


Roma, 30/11/2011 - "Avremmo voluto arrestare Masakela ma gli americani non erano d’accordo”. Parla Enzo Portaccio, il direttore dell’Interpol all’epoca della scomparsa di Ylenia Carrisi. “Una ventina di giorni dopo la scomparsa di Ylenia siamo stati allertati dai carabinieri di Brindisi. Abbiamo subito contattato l’Interpol di Washington per attivare indagini e avere notizie. – racconta Portaccio a “Chi l’ha visto?”. “La polizia locale- continua Portaccio - aveva trovato e interrogato un testimone, il guardiano dell’acquario, che sul molo del Missisipi aveva visto una ragazza in stato confusionale, un po’ intontita. Non era in sé, forse per effetto di stupefacenti. Il guardiano aveva raccontato di averla avvicinata per accertarsi come stesse e che lei gli rispose: ‘l’acqua è la mia vita, io appartengo all’acqua’. Sempre secondo questa testimonianza, Ylenia si sarebbe tuffata, ma mentre nuotava, era passata una grossa imbarcazione che aveva provocato delle onde, lei era andata sott’acqua e non era più riemersa. Abbiamo verificato che Ylenia usava questa espressione: ‘io appartengo all’acqua’. Inoltre abbiamo accertato che gli abiti descritti dal guardiano erano simili a dei vestiti che indossava la ragazza”. Portaccio parla poi dell’uomo con cui si accompagnava la ragazza: “Ylenia viveva in un albergo insieme a un musicista di strada, di colore, Alexander Masakela, uno sbandato che faceva uso di droghe e ne forniva alle persone a cui si accompagnava, e che aveva precedenti per violenza sessuale. Masakela aveva preso una stanza insieme ad Ylenia, ma con letti separati. Qualche giorno dopo la scomparsa di Ylenia, Masakela tentò di pagare il conto dell’albergo con i travellers cheques della ragazza, mostrando anche il passaporto di Ylenia. Ma il pagamento non fu accettato perché i travellers cheque non erano controfirmati. Secondo noi italiani andava arrestato, e con le nostri leggi lo avremmo potuto fare. La polizia americana ci disse che questi elementi non erano sufficienti per accusare o fermare Masakela per sequestro o omicidio”.
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