
MARSIGLIA - «Le bambine riposano in pace, non hanno sofferto». Sarebbe questo, secondo quanto si apprende da fonti inquirenti, uno dei passaggi più inquietanti di una delle due lettere che Matthias Schepp, il padre delle gemelline Alessia e Livia, ha scritto e inviato alla moglie Irina prima di suicidarsi. Parole che non lascerebbero molte speranze sulla sorte delle due bimbe, anche se gli investigatori proseguono tuttora le loro indagini.
IL VIAGGIO DI SCHEPP Un po' alla volta prende forma il viaggio di Matthias Schepp, il padre delle due gemelline scomparse. Ed è la forma dell'acqua, con l'acqua che prende la forma del suo contenitore. Allo stesso modo gli inquirenti danno forma al viaggio dell'uomo per trovare Alessia e Livia. I tasselli cominciano a combaciare ma il puzzle è una figura che nessuno vorrebbe vedere e ha sullo sfondo pagine web sui veleni e gli avvelenamenti, un viaggio pianificato in posti di vacanze che ora potrebbero essere di morte.

Dunque: dopo alcune settimane passate a cercare su internet la via per la Corsica (luogo che in passato era stato di gioia per la famiglia Schepp) e il modo migliore per uccidere con il veleno, Matthias è partito con le figliolette alla volta di Marsiglia. Qui il 31 gennaio ha acquistato tre biglietti per il traghetto della Cmn che avrebbe portato lui e le piccole fino a Propriano, 30 chilometri da Ajaccio. L'hanno visto in molti, a Marsiglia, ma le bimbe sono state notate solo sulla nave. Arrivati a Propriano alle 6,30 del 1 febbraio, Matthias è sceso ed è di fatto scomparso.
Aveva con sè le gemelline? Nessuno lo sa. All'improvviso, Matthias ricompare all'imbarco dei traghetti di Bastia dove prende la nave per Tolone. Acquista un biglietto. È solo. Di Alessia e Livia nessuna traccia, resta solo l'eco del pianto ascoltato da una passeggera sul traghetto per Propriano. Ora la nave che ha viaggiato da Bastia a Tolone con Schepp a bordo è sottoposta ad accertamenti ed indagini: in particolare la cabina che l'uomo ha occupato durante la traversata ed il garage in cui era custodita la sua auto. Quindi Matthias Schepp torna in Francia. Solo. Qui prende la macchina e l'occhio elettronico lo fotografa alla barriera di Ventimiglia. È il 2 febbraio. Con tutta probabilità ha avuto il tempo di spedire a Losanna un pacco, 'postato' da un corriere proprio il 2 febbraio in un minuscolo borgo vicino a Marsiglia.
In quel pacco c'era forse il registratore dal quale l'ingegnere svizzero non si separava mai, cercato disperatamente dalla polizia a Cerignola dopo il suicidio di Schepp. Dunque, l'acqua ha preso forma. Ma resta il nulla nel quale sono svanite le piccole. Ogni giorno che passa, ogni ora passata a cercare, si fa sempre più forte la convinzione che le due gemelline siano state uccise. Uccise per mano del padre. Un pozzo senza fondo, l'indagine del Parquet di Marsiglia sulle due bambine scomparse. Che emana l'odore acre delle notizie peggiori: uccise, si dice. Ma come? Le ha buttate dal traghetto diretto in Corsica? Le ha avvelenate e ha nascosto i corpi sulla strada tra Propriano e Bastia? Le ha buttate in un anfratto? Oppure sono vive e le ha affidate a qualcuno? Tante domande e tutte pressanti. Gli agenti della polizia giudiziaria francese, la polizia italiana scavano, cercano, non si danno tregua. Anche se aver dato forma al viaggio del padre è importante e può portare a qualcosa. Sia quello che sia, anche un requiem. Ma le due gemelle devono essere trovate. COSA PENSI DI QUESTA NOTIZIA?
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