
BREMBATE SOPRA (Bg) - Giorni e giorni senza notizie. Giorni lunghi durante i quali non si è saputo più niente di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate Sopra sparita dopo gli allenamenti di ginnastica artistica. Ecco le tappe.
27 NOVEMBRE. Nel pomeriggio, Yara va all'allenamento di ginnastica artistica con le compagne della Polisportiva al palazzetto dello sport, a 700 metri da dove vive. Verso le cinque e mezza saluta le compagne: indossa un giubbotto nero della marca Hello Kitty e pantacollant neri. Alle sette la ragazzina non è tornata. Scatta così l'allarme a Brembate Sopra. Polizia, carabinieri e protezione civile sono impegnati nelle ricerche: in via Marconi, nella località Tresolzio (a un chilometro da casa di Yara) i carabinieri della Compagnia di Bergamo insediano una base operativa in uno spiazzo. La via in cui abita la famiglia Gambirasio è presidiata dalle forze dell'ordine, che lasciano passare solo i residenti. Fanno capo al centro operativo sette mezzi dei carabinieri, nove equipaggi della protezione civile, diversi equipaggi della polizia locale del paese e del Consorzio dell'Isola, e lo stesso sindaco di Brembate Sopra. Vengono scandagliati il fiume Brembo e il torrente Lesina, sia a monte che a valle. Si perlustrano anche le zone intorno alle rive, i pozzi (i vigili del fuoco si sono calati in fondo a uno di quelli che si trovano ancora nelle campagne) e cascinali abbandonati. Nel pomeriggio nasce un gruppo su facebook per trovare la ragazzina.
28 NOVEMBRE. Parla la mamma di Yara, Maura: "Mia figlia è buona come il pane, non pensiamo affatto a un colpo di testa. Vogliamo soltanto che mia figlia torni a casa, non abbiamo altro da dire". Yara vive con i due genitori e altri tre fratellini. Nel frattempo, le ricerche sono senza esito. Si mobilitano anche cento volontari del Paese. La procura apre un fascicolo per sequestro di persona.
29 NOVEMBRE. Ancora nessuna notiza di Yara. Vacilla l'ipotesi del sequestro a scopo di estorsione, almeno per la famiglia: il padre è geometra e la madre lavora in un asilo nido. Le ultime tracce dal telefonino di Yara risalgono alle 18:50, quando la ragazzina - secondo i tecnici degli inquirenti - ha inviato l'ultimo messaggino alle amiche. Un testimone di 19 anni dichiara di aver visto una Peugeot rossa parcheggiata con le quattro frecce, e Yara in compagnia di due uomini. I sommozzatori continuano a scandagliare il fiume Brembo, sorvegliati da un elicottero dei carabinieri. Il testimone viene poi in serata denunciato per falso ideologico e procurato allarme: confessa di essersi inventato tutto. Le azzurre della ginnastica ritmica fanno un appello: "aiutateci a ritrovarla".
30 NOVEMBRE. Proseguono le ricerche. Arriva anche un cane della polizia cantonale svizzera, Joker: il suo fiuto porta al palazzetto dello sport.
1 DICEMBRE. La neve complica le ricerche. Intanto il palazzetto Il palazzetto dello sport viene chiuso: i carabinieri si fanno consegnare le chiavi dal custode per un sopralluogo. Il sindaco di Brembate Sopra, Diego Locatelli, fa un appello, chiedendo "massimo rispetto per la città e riserbo per la famiglia".
2 DICEMBRE. Il diciannovenne che aveva detto di aver visto la ragazza in compagnia di due uomini è stato riascolato dagli inquirenti, ma l'attendibilità della sua testimonianza è tutta da verificare. Intranto è ricomparso anche il furgone bianco segnalato alla trasmissione "Chi l'ha visto?".
4 DICEMBRE. Un tunisino viene bloccato su una traghetto partito da Sanremo e diretto in Africa. Si diffonde la noticia del fermo anche di un italiano, smentita dagli investigatori in seguito. Mentre proseguono le ricerche con l'aiuto di centinaia di volontari.
5 DICEMBRE. La svolta nelle indagini. Il tunisino viene fermato con l'accusa di omicidio volontario. Gli investigatori sospettano che la ragazzina si stata uccisa e che il suo corpo sia stato occultato.
7 DICEMBRE. Il marocchino Mohammed Fikri, viene rilasciato dalla Procura di Bergamo. Nel corso dell'udienza di convalida ha detto di non aver mai visto la ragazzina scomparsa il 26 novembre scorso. E la difesa ha annunciato la richiesta di risarcimento danni per ingiusta detenzione. Il marocchino era stato arrestato sulla base di un intercettazione, poi risultata tradotta male in cui sembrava che l'uomo dicesse: "Allah mi perdoni, io non ho ucciso". Una frase che, a una più attenta analisi, è risultata di tutt'altro tenore.
10 DICEMBRE. Venuta meno la pista del marocchino il procuratore di Bergamo durante una conferenza stampa dichiara: "Tutti lavorando per restituire questa bambina viva alla famiglia perché non ci sono elementi che evidenzino altro".
12 DICEMBRE. Emerge l'ipotesi investigativa di un possibile rapimento legato all'ambiente di lavoro di Fulvio Gambirasio, padre di Yara, la cui ditta avrebbe avuto rapporti con un'azienda coinvolta con la camorra. L'azienda sarebbe stata anche impiegata nel cantiere del centro commerciale di Mapello, dove le ricerche si erano indirizzate dall'inizio. Fulvio Gambirasio respinge l'ipotesi spiegando di non avere nemici o fatti da nascondere.
28 DICEMBRE. Fulvio e Maura Gambirasio rivolgono un appello ai sequestratori: ''Noi vi preghiamo: ridateci nostra figlia. Aiutateci a ricostruire la via della nostra normalità. Imploriamo la pietà di quelle persone che trattengono Yara, desideriamo che nostra figlia faccia ritorno nel suo mondo, nel suo paese, nella sua casa, nelle braccia dei suoi cari''. Prima di leggere il suo discorso, il padre di Yara aveva ringraziato le forze dell'ordine e i volontari che si stanno adoperando nelle ricerche della figlia.
15 GENNAIO. I genitori di Yara chiedono il silenzio stampa. Lo annuncia il sindaco di Brembate di Sopra, Diego Locatelli, che incontrando la stampa ha dato lettura di un breve comunicato diffuso dalla famiglia della giovane scomparsa il 26 novembre scorso. "La famiglia - è scritto nel comunicato- chiede, vista la situazione venutasi a creare con i comunicati non corrispondenti alla verità e il coinvolgimento di persone che nulla hanno a che vedere con il grave fatto accaduto, l'assoluto silenzio stampa per dar modo agli inquirenti e alle forze dell'ordine di svolgere l'attività investigativa con maggior serenità e tranquillità”.
20 GENNAIO. Per due giorni Yara è stata cercata in provincia di Udine, in una zona montana impervia nel comune di Socchieve. Lo confermano i carabinieri di Ampezzo, che hanno partecipato alle battute insieme ai colleghi del soccorso alpino di Tolmezzo e con l'appoggio di due unità cinofile fatte arrivare da Padova. Le ricerche sono scattate a seguito di una segnalazione anonima pervenuta ai carabinieri di Bergamo, che l'hanno girata ai colleghi friulani. Nel dettaglio, una sedicente veggente ha inviato un esposto scritto in cui affermava di aver sognato Yara, morta, distesa in un corso d'acqua non specificato. Le indicazioni geografiche della sensitiva hanno portata a Viaso, una frazione di Socchieve. I militari dell'Arma, in tutto una ventina, hanno setacciato i vari ruscelli e la boscaglia della zona, con esito negativo.
26 FEBBRAIO. Il corpo di Yara Gambirasio viene ritrovato nella zona industriale di Chignolo di Isola (Bergamo). COSA PENSI DI QUESTA NOTIZIA?
0 commenti:
Posta un commento